Autore: admin

  • Sette piccole streghe

    C’erain Italia, tanto tempo fa, un gruppo vocale chiamato “Quartetto Cetra”. Era composto da tre uomini (Virgilio, Tata e Felice) e da una donna (Lucia). Per oltre 40 anni, hanno composto e cantato di tutto, dal jazz alle filastrocche, …ben prima dei Manhattan Tranfer. Noi vogliamo, in parte, raccoglierne il testimone, presentandovi un loro brano gioioso che parla di …note. “Sette piccole streghe” sono, appunto, le note musicali, che arrivano a turbare il sonno del compositore, svegliandolo, e danzando nei suoi pensieri. Ehm… mentre cantiamo, voi provate a scoprire chi di noi è Lucia!

  • Were you there

    Eri là quando hanno crocifisso il mio Signore.

    Eri là quando lo hanno staccato dalla croce.

    Eri là quando lo hanno nascosto sotto la terra.

    Tante volte abbiamo davvero motivo di tremare e tremare, e tremare ancora.

    Nell’armonizzazione di Lamberto PIETROPOLI: Were you there

  • Varda che vien matina

    La notte, complice dei due amanti, volge al termine, e il sole li sorprende ancora insieme. Ma per l’uomo è ora di andare al lavoro, passando per i campi di erba bagnata, sui quali il piede lascia un piccolo sentiero ben visibile. Basterà seguirlo di nuovo per incontrarsi ancora.

    Di Bepi DE MARZI: Varda che vien matina

  • Swing low, sweet chariot

    Rallenta dolce carro, ti prego, rallenta, dolce carro.

    Fermati e fammi salire e mi porterai aldilà del fiume Giordano, sull’altra riva, dove troverò un altro mondo e un’altra vita.

    Nella trascrizione di Alberto ODONE: Swing low, sweet chariot

  • Pastime

    Facciamo un salto nel passato, al principio del XVI secolo, nella corte inglese dei Tudor.

    Enrico VIII di Tudor viene sempre dipinto come un monarca crudele e severo, con una personalità aggressiva, quasi paranoica. Uomo tendente all’obesità e amante della buona cucina, soprattutto se ben oliata e speziata. Famoso per i suoi stravaganti rapporti con le donne: come tutti sappiamo, infatti, ebbe 6 mogli.

    La storia lo ricorda per avere causato lo scisma dalla chiesa Cattolica e la nascita della chiesa Anglicana.

    Gli amanti del gossip immaginano invece trame degne della migliore soap-opera contemporanea.

    Noi preferiamo ricordare l’uomo rinascimentale, di grande cultura e con la smania, spesso velleitaria, di creare composizioni artistiche. Lo pensiamo dunque dopo una giornata fra i doveri di corte, la sera, davanti ad un focolare, con i cani sdraiati ai suoi piedi, intento a scrivere musica.

    Quello che ora vi proponiamo è l’unico brano che oggi con certezza gli si possa attribuire.

    Pastime

  • Non aprite quella porta!

    Sono finiti i tempi in cui si tenevano senza paura le chiavi infilate nell’uscio di casa. Oggi perfino le bollette del gas ci ammoniscono a non aprire la porta agli sconosciuti per non correre il rischio di essere truffati.

    Se torniamo indietro alla nostra infanzia, chi meglio del lupo impersona questa minaccia? Nell’immaginario dei più piccoli, infatti, le “zampe nere” e il “vocione grosso” del lupo provocano grande inquietudine.

    Il brano che vi proponiamo suona come un’ammonizione a guardarsi dagli sconosciuti, prendendo a prestito proprio la figura del lupo. Ma il gioco elaborato di voci rende questo ammonimento divertente e grottesco.

    Di Alessandro Baggiani: non aprite quella porta

  • Matona mia Cara

    Ci trasferiamo con la fantasia alla fine del 1500. Siamo in Italia. Un soldato di ventura, un mercenario tedesco, danaroso, cerca di ottenere le grazie di una bella dama per soddisfare le proprie voglie, cantandole una canzone sotto la finestra. Non parla bene: il suo italiano ha un accento molto marcato e grottesco. Ciò non gli impedisce di avventurasi in “doppi sensi” che alludono all’accoppiamento e alla sua capacità amatoria.

    Autore di questa “Canzone Villanesca” è il belga Orlando di Lasso, considerato il maggiore compositore del XVI secolo.

    “Matona mia Cara”.

  • Fratello sole Sorella luna

    La splendida colonna sonora del film di Zeffirelli sulla vita di San Francesco, (già interpretata da Claudio Baglioni), è stata rielaborata da moltissimi autori. Noi ve la facciamo ascoltare nella versione di Lamberto PIETROPOLI, per coro a voci pari.

    Di BENJAMIN-ORTOLANI, nella trascrizione di PIETROPOLI: Fratello Sole, Sorella Luna

  • La contrà dell’acqua ciara

    La contrà dell’acqua ciara.

    La sera, in montagna arriva presto. E i montanari, quelli veri, quelli di una volta, si raccolgono attorno al focolare a fare FILO’, a scaldarsi in una stalla e a raccontarsi storie fantastiche.

    Ma quanti sono i veri montanari rimasti? Quanti sono gli alpeggi, quanti i pascoli, quanti i boschi curati? La gente va via dalle montagne e difficilmente ritorna.

    Le contrade restano, senza le risate dei bambini, vecchie case vuote; prati inselvatichiti che non vengono più falciati.

    Solo una fontana, con un rivolo che esce e che nessuno più raccoglie, è lì a testimonianza di ciò che fu.

  • La sacra spina

    La fede, speranza di molte persone, si nutre anche di piccole cose, come la spina che ha offeso il capo di Gesù. Una spina senza rosa, portata dalla lontana Gerusalemme alla devozione popolare: una freccia, capace di indicarci la direzione verso cui guardare: il cielo.

    Di Bepi DE MARZI: La sacra spina