Autore: admin

  • Concerto di Natale a Fiano

    L’anno scorso c’è voluta una clamorosa nevicata per farci saltare il concerto di Natale a Fiano Romano. Quest’anno, grazie anche ai nostri contatti in alto, stiamo cercando di avere tempo buono. L’8 dicembre alle ore 17.30, quindi, saremo ancora nella bella chiesa di S. Stefano per cantare. Repertorio, naturalmente, con inserti natalizi. Vi aspettiamo!!

  • Concerto Villa de Santis

    Sabato 10 Dicembre, alle ore 16.30 saremo ospiti della Associazione Occhi per Comunicare, presso la Casa della Cultura – Villa De Santis – Via Casilina 675.

  • Intervista per Convincere.eu

    Intervista pubblicata su Convincere.eu l’8/12/2011, in occasione della presentazione del concerto del 19/12 al Parco della Musica.


    Il gruppo nasce……. Per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda a Bruno Cortelli Panini componente storico del gruppo.

    Perché Dodecafonici?

    Un gruppo vocale deve, ahimè, fare i conti anche con i numeri. Noi siamo un ensemble amatoriale di sei elementi (a cappella) che esegue musica polifonica, e i brani polifonici sono, in gran parte, scritti o arrangiati per 3, 4 o 6 voci. Un coro di 30 persone ha ampio margine per dividersi, ma un ensemble così ridotto, no. La scelta, all’origine, fu dunque orientata ad un organico di 12 elementi, in modo da poterlo ridistribuire senza dolore a seconda delle partiture. Il richiamo alla musica dodecafonica è, quindi, solo casuale. Ammettiamo che ogni tanto ci giochiamo un po’ durante le presentazioni dei pezzi prima dell’esecuzione in concerto. Una sorta di scaramantico accenno che preavvisa il pubblico su inascoltabili stonature….. che poi, ovviamente, non sentirà! Dai progetti iniziali il gruppo si è poi ridimensionato agli attuali sei. Il nome è rimasto: indice forse di una qualità doppia???

     

    dodecafonici2Che tipo di musica interpretate, perché solo quella?

    La scelta del repertorio è senz’altro uno degli elementi fondamentali per la caratterizzazione di un gruppo artistico. Non le nascondo che, pur essendo appassionato di musica a cappella, quando sento esecutori ‘di genere’, dopo qualche brano avverto che la ripetitività non esita a palesarsi. Immaginiamo l’ascoltatore generico e un po’ diffidente, quello che si avvicina per la prima volta alla musica corale e deve sorbirsi un’ora e più di brani per lui tutti uguali. Probabilmente sarà il suo ultimo concerto. E davvero non uscirà di casa apposta per andare ad ascoltare un’altra esibizione. Teniamo anche conto che in Italia il canto ‘a cappella’ non è un genere troppo seguito. Noi Dodecafonici, fin dal 2007, anno in cui il gruppo ha visto la luce, abbiamo condiviso l’idea di non specializzarci. La varietà è quindi uno dei nostri cavalli di battaglia: spaziamo nel tempo (dal Rinascimento ai giorni d’oggi), nello spazio (abbiamo brani che provengono dai vari continenti), nel genere (dalla musica popolare ai brani d’autore; dalle filastrocche e ninne-nanne per bambini a brani natalizi; da brani sinfonici a canti del repertorio alpino). Lavoriamo affinché chi viene ad ascoltarci non senta nello stesso concerto due esecuzioni simili, e resti catturato invece dalla poliedricità dell’espressione vocale. Per scelta, non abbiamo un direttore: o meglio, lavoriamo tutti assieme (anche con Valeria, la nostra Vocal Trainer) per costruire la nostra interpretazione, e poi consegnare la responsabilità del brano di volta in volta ad uno di noi, che ne curerà la futura esecuzione, a modo suo. Un po’ di teatro qua e là aiuta quel sorriso che ben dispone l’orecchio ad un ascolto rilassato. La musica, poi, fa il resto.

    Quale messaggio musicale proiettate nel futuro, se lo proiettate o se invece siete soddisfatti di vivere musicalmente il presente?

    Difficile parlare di messaggi in un mondo dove tutti hanno grandi temi e un po’ meno valori. A noi piace pensare che la musica non abbia confini, che sia un modo per sospendere per un momento l’animo dalla vita concreta per farsi incantare dalle emozioni. Per questo non ha tempo. Noi abbiamo tutti più o meno cinquant’anni. Abbiamo iniziato a cantare assieme a diciotto. Poi ci siamo persi di vista. La musica ci ha fatto ritrovare e condividere questo progetto bellissimo. Se anche solo una parte di questo entusiasmo e di questa passione contagiasse chi ci ascolta, un nostro possibile messaggio sarebbe individuato e realizzato. Ci piacerebbe anche che non ci fossero etichette preconfezionate sui generi musicali o meglio artistici: una volta mio padre disse (a me giovane 17enne rocchettaro) “ma che cos’è ‘sta roba rumorosa che ascolti….” Qualche giorno dopo uscì al cinema Jesus Christ Superstar, la famosa rock-opera di Lloyd-Webber: lui lo vide (lui che odiava il rock) e il pomeriggio seguente prese noi tre figli e ci portò incantato a ri-vederlo!!! Da allora ho imparato che non esistono categorie a priori: esiste musica che ci suona dentro e musica che non lo fa. Ma lo sapremo solo dopo averla sentita. Noi Dodecafonici intendiamo come nostro dovere quello di ricercare, confezionare e proporre i brani che ci suonano dentro, alla ricerca di qualcuno che li ami come li amiamo noi.

    A chi indirizzate il vostro stile musicale, quale target di utenza è più vicina a voi e perché?

    Ogni artista professionista o amatoriale vorrebbe avere una platea completa ed omnicomprensiva. La vita vera è naturalmente un’altra. Il pubblico che a Roma spontaneamente viene a sentirci è un pubblico di mezza età, che non ha i preconcetti di cui si parlava, e vuole ascoltare musica un po’ fuori dalle righe. Ci accorgiamo però che ci potrebbero essere mille altri spettatori che non sanno, e non cercano. Noi non siamo di moda, la radio commerciale non passa la nostra musica. Mi piace ricordare una sera a Fiano quando, al termine di una cena al ristorante in un dopo-concerto, ci fermammo fuori del locale sotto le stelle e, come spesso capita, ci ‘scapparono’ un paio di brani. Un gruppo di ragazzi, quelli che si pensa che ascoltino solo ‘roba da sballarsi in discoteca’, uscirono ciarlando e si fermarono sorpresi. Il brano era uno di quelli di montagna, malinconico e intenso. Il silenzio rapito dei giovani ci coinvolse immediatamente. Abbiamo cantato per loro: e per un attimo anche loro hanno sentito il potere magico della musica. Ci hanno chiesto altro e altro abbiamo fatto. Uno dei più bei ‘concerti’ della nostra carriera, proprio perché il pubblico non era preparato, non aveva barriere e la spontaneità dell’emozione ha vinto. Perché queste cose non possono essere normali??

    Quali ritenete che siano le difficoltà per esprimere il talento musicale nel nostro paese?

    Su questo punto si è già detto e scritto tanto. Vorrei evidenziare il concetto che il consumismo non aiuta la spontaneità, soprattutto quando ci sono interessi finanziari importanti! Si ascolta quello che ci viene proposto, o addirittura imposto; ciò che è trendy, a prescindere che ci piaccia o meno. Eviterei di parlare di seri professionisti ricchi di una gavetta pluriennale scavalcati da veline appariscenti ma improvvisate. Luoghi comuni, ahimè, da tutti però sponsorizzati. Il culto dell’improvvisazione e dell’incompetenza. Il talento passa per essere un requisito opzionale, per chi fa spettacolo: assurdo, non crede? In questo, devo dire, noi dilettanti abbiamo un vantaggio: non dobbiamo vivere della nostra arte. Noi Dodecafonici lo facciamo per puro piacere, ma cercando di curare ogni aspetto tecnico ed espressivo dell’esecuzione, come se fosse il nostro mestiere. Per questo collabora con noi Valeria de Seta, maestra di canto e Vocal Trainer del gruppo. Tornando allo specifico però, la musica diventa con questi presupposti un paesaggio di sottofondo, non più un evento degno di interesse di per sé. E’ socializzazione. Io penso invece che il piacere dell’arte debba essere più intimistico e individuale. Da commentare e vivere assieme, certo, ma essenzialmente legato alla sfera emotiva di ognuno di noi. Un brano di musica corale viene senz’altro sentito e vissuto in modo diverso se ascoltato con un i-pod, un auricolare per uno sotto i caschi, svicolando in motorino fra le macchine nel traffico romano piuttosto che sottovoce in una piccola chiesetta romanica semibuia…. Purtroppo invece è lì che il talento vero viene fuori: dove si abbia la volontà di assaporare il potere meraviglioso della musica, con attenzione e rapimento. E lì, di pubblico, ce n’è sempre meno.

    Sergio Giangregorio

    – Roma 22 Novembre 2011 –

    © Riproduzione Riservata

    Per leggere l’intervista

  • 2011-11-20 Verbale Assemblea

     

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  • Presentazioni per la Francia

    1) SWING  LOW, SWEET CHARIOT

    Rallenta dolce carro, ti prego, rallenta, dolce carro.
    Fermati e fammi salire e mi porterai aldilà del fiume Giordano, sull’altra riva, dove troverò un altro mondo e un’altra vita.
    Nella trascrizione di Alberto ODONE: Swing low, sweet chariot

    Bonsoir… Ralentis cher chariot, je t’en prie, ralentis ! Arrête-toi, et fais-moi monter. Tu me porteras au-delà du Jourdain, sur l’autre rive, où je trouverai un autre monde, une autre vie. Dans une transcription d’Alberto Odone: Swing low, sweet chariot

    2) FRATELLO SOLE SORELLA LUNA

    Nel 1972 ebbe molto successo in Italia un film sulla vita di San Francesco d’ Assisi. Oltre che per il tema trattato, per l’ ottima regia di Franco Zeffirelli e per la splendida fotografia, il film si fece notare anche per la colonna sonora, basata sulle musiche di Riz Ortolani.
    Vi presentiamo il tema principale nella armonizzazione di Lamberto Pietropoli: “Fratello Sole Sorella Luna”.

    En 1972, un film sur la vie de Saint François d’Assise rencontra un grand succès en Italie. Outre le thème choisi, la mise en scène excellente de Franco Zeffirelli, et la photo extraordinaire, le film fut aussi remarqué pour sa musique, fondée sur les compositions de Riz Ortolani. Nous vous en présentons le thème principal dans une harmonisation de Lamberto Pietropoli: Frère soleil, soeur lune.

    3) PASTIME

    Facciamo un salto nel passato, al principio del XVI secolo, nella corte inglese dei Tudor. Enrico VIII di Tudor viene sempre dipinto come un monarca crudele e severo, con una personalità aggressiva, quasi paranoica. Uomo tendente all’obesità e amante della buona cucina. Famoso per i suoi stravaganti rapporti con le donne: come tutti sappiamo, infatti, ebbe 6 mogli.
    La storia lo ricorda per avere causato lo scisma dalla chiesa Cattolica e la nascita della chiesa Anglicana. Gli amanti del gossip immaginano invece trame degne della migliore soap-opera contemporanea.
    Noi preferiamo ricordare l’uomo rinascimentale, di grande cultura e con la smania, spesso velleitaria, di creare composizioni artistiche. Quello che ora vi proponiamo è l’unico brano che oggi con certezza gli si possa attribuire.

    Faisons un saut dans le passé, au début du seizième siècle, à la cour des Tudor. Henri huit est toujours dépeint comme un monarque cruel et sévère, avec une personnalité agressive, presque paranoïaque. Un homme qui aimait la bonne chère, et avait tendance à l’obésité. Il était connu pour ses rapports extravagants avec les femmes : en effet, comme nous le savons tous, il eut six épouses! L’Histoire le retient pour avoir provoqué la scission de l’église catholique et ainsi la naissance de l’église anglicane. Les amoureux des  petits potins imaginent, eux, des histoires dignes des meilleurs feuilletons. Quant à nous, nous préférons nous souvenir de l’homme de la Renaissance, de grande culture, qui taquinait les Muses, souvent de façon vélléitaire, mais qui a réussi certaines compositions.
    Le morceau que nous vous proposons est l’unique création qui lui soit attribué de façon certaine. Pastime.

    4) DOWNDERRY DOWN

    “Dalla mia signora sono stato lasciato, senza un motivo; ma confido che il suo sdegno sarà presto ucciso, per sempre”.
    Queste le poche parole di dolore e di speranza contenute nel testo di Downderry Down; parte in prosa e parte in versi, come troviamo spesso anche in Shakespeare. La melodia, anch’essa tipicamente rinascimentale, conferma con forza queste sensazioni dell’amante lasciato, incapace di farsi una ragione di motivi a lui sconosciuti; ma in cui resta un briciolo di speranza che, un giorno, l’amata rimuova gli ostacoli e torni.
    Di William Daggere: Downderry down.

    “J’ai été abandonné par ma femme, sans raison ; mais j’avoue que son dédain sera vite tué, pour toujours.” Ce sont là les quelques paroles de douleur et d’espoir contenues dans le texte de Downderry Down; texte en partie en prose, et en partie en vers, comme on le trouve souvent chez Shakespeare. La mélodie, elle aussi typique de la Renaissance, vient confirmer avec force les sensations de l’amant délaissé, incapable de raisonner sur des motifs qui lui demeurent inconnus; mais à qui il reste un mince espoir qu’un jour, l’aimée renverse les obstacles et lui revienne.
    De William Daggere : Downderry down

    5) SETTE PICCOLE STREGHE

    C’era in Italia, tanto tempo fa, un gruppo vocale chiamato “Quartetto Cetra”. Era composto da tre uomini (Virgilio, Tata e Enrico) e da una donna (Lucia). Hanno cantato di tutto per oltre 40 anni, nei teatri e in televisione. Noi vogliamo in parte raccoglierne il testimone, presentandovi un brano che parla delle note musicali: “Sette piccole streghe”. Ehm… mentre cantiamo, provate a scoprire chi di noi è Lucia!

    Sept petites sorcières —– Il était une fois en Italie (il y a bien longtemps), un groupe vocal qui s’appelait “Quartetto Cetra”. Il était constitué de trois hommes (Virgilio, Tata e Felice), et d’une femme (Lucia). Pendant plus de 40 ans, ils ont tout chanté, du jazz aux petites ritournelles…. bien avant Manhattan Transfer! Afin de faire revivre un instant leur mémoire, nous voulons vous offrir une chanson très joyeuse de leur répertoire qui parle de……. notes de musique. Les “Sept petites sorcières” sont en effet les notes de musique, qui réussissent  à perturber le sommeil du compositeur en le réveillant, et en dansant dans ses pensées.
    Euh ……….. Pendant notre chant, essayez de deviner qui de nous è Lucia !

    6) VARDA CHE VIEN MATINA

    La notte, complice dei due amanti, volge al termine, e il sole li sorprende ancora insieme. Ma per l’uomo è ora di andare al lavoro, passando per i campi di erba bagnata, sui quali il piede lascia un piccolo sentiero ben visibile. Basterà seguirlo, per incontrarsi ancora.
    Di Bepi DE MARZI: Varda che vien matina

    La nuit, complice des amants, tire à sa fin, et le soleil les surprend encore enlacés. Mais pour l’homme c’est l’heure d’aller au travail, en passant par les champs encore humides de rosée, où le pied laisse un petit sentier bien visible. Il suffira alors de le suivre, pour se rencontrer encore.De Bepi de Marzi, Regarde, le jour se lève.

    7) LA SACRA SPINA

    La fede, speranza di molte persone, si nutre anche di piccole cose, come la spina che ha offeso il capo di Gesù. Una spina senza rosa portata dalla lontana Gerusalemme alla devozione popolare: una freccia, capace di indicarci la direzione verso cui guardare: il cielo.
    Di Bepi DE MARZI: La sacra spina

    La Foi, espérance de nombreuses personnes, se nourrit aussi de petites choses; ainsi l’épine qui a blessé la tête de Jésus. Une épine sans rose, rapportée de la lointaine Jérusalem à la dévotion populaire : une flèche, capable d’indiquer la direction vers laquelle regarder: le ciel. De Bepi De Marzi: L’épine sacrée

    8) PICCOLA SUITE INFANTILE

    La musica ha il potere di farci vivere sensazioni e periodi della nostra vita, presente o passata. E’ per questo che, ormai prossimi quasi tutti alla soglia dei 50 anni, non disdegniamo tuffarci nel nostro passato di bambini. Eccovi una miscellanea di canzoni della nostra infanzia. Anche senza conoscerle, chiudete gli occhi: vi riporteremo agli anni belli della vostra vita. Piccola suite infantile!

    La musique a le pouvoir de nous faire vivre des sensations et des moments de notre vie, présente ou passée. C’est pour cette raison qu’aujourd’hui, nous, presque-tous au seuil de la cinquantaine, nous-ne-dédaignons pas un petit plongeon dans notre passé d’enfants. Voici donc un assortiment de chansons de notre jeune âge. Même sans les connaître, fermez les yeux : elles vous reporteront aux plus belles années de votre vie. Petite suite infantile!

    9) (e 19) YOU ARE THE NEW DAY

    Ogni anno, noi eleggiamo un brano portafortuna, che eseguiamo in ogni nostro concerto. Per il 2011, abbiamo scelto una canzone del penultimo CD dei King’s Singers: You are the new day, Tu sei il nuovo giorno. Un canto d’amore, d’entusiasmo e di speranza. Per noi è stato l’apripista di una nuova stagione di divertimento musicale. Voi, questa sera, dedicatelo a qualcuno che amate, e con cui progettate … futuro.

    Chaque année nous choisissons un morceau porte-bonheur que nous exécutons à chaque concert. Pour 2011, c’est un chant de « l’avant-dernier album » des King’s Singers qui a été l’élu : «You Are The New Day», «Tu Es Le Jour Nouveau». Un chant d’amour, d’enthousiasme et d’espoir. Il a donné le temp à notre saison de divertissément musical. Ce soir, vous pourrez le dédier, à votre tour, à quelqu’un que vous aimez, et avec qui vous projetez l’avenir.


    10) THE LION SLEEPS TONIGHT

    Il prossimo brano si basa su una antica melodia degli Zulu, etnia dell’ Africa meridionale. E’ stato portato al successo negli anni quaranta e sessanta, ed e’ tuttora notissimo. Il leone del titolo si riferisce ad un leggendario re degli Zulu, ma la melodia evoca, comunque, le atmosfere, i suoni ed i rumori della savana africana dominata dal re degli animali.
    Ascoltate “The Lion Sleeps Tonight”.

    Bon-soir… Le premier chant de ce soir est tirée d’une ancienne mélodie Zoulou, ethnie de l’Afrique du Sud. Elle a rencontré un grand succès entre les années quarante et soixante, et est toujours très connue. Le lion du titre se réfère à un roi légendaire de la tribu Zoulou, mais la musique évoque les atmosphères, les bruits et les rumeurs de la savane africaine, dominée par le roi des animaux. Voici Le lion est mort ce soir.

    11) BETULLE  

    Abbiamo chiesto al Maestro Bepi De Marzi se potesse regalarci un brano nuovo. Mai ascoltato. Lui ce ne ha donati tre, composti quest’estate. Sensibile come è alla bellezza incomparabile della natura, ci ha inviato tre canzoni sugli alberi, tutte ispirate dalle parole dello scrittore Mario Rigoni Stern. Questo brano, che eseguiamo oggi in anteprima assoluta, è dedicato alle betulle, alberi che accomunano le nostre montagne alle steppe gelide della Russia.

    (Meglio non dire il titolo in francese, che in fonetica l’albero e il lavoro hanno la stessa pronuncia : bouleaux / (boulot : travail)

    Nous avons demandé au Maestro Bepi de Marzi s’il pouvait nous offrir un nouveau morceau, ..jamais exécuté auparavant. Ils nous en a donnés trois, composés l’été dernier. Sensible, comme il l’est, à la beauté incomparable de la nature, il nous a envoyé trois chants sur les arbres, tous inspirés des mots de l’écrivain Mario Rigoni Stern. Ce morceau, que nous exécutons aujourd’hui en avant-première, est dédiée aux Bouleaux, arbres communs à nos montagnes et aux steppes gelées de Russie.

    12) MATONA MIA CARA

    Ci trasferiamo con la fantasia alla fine del 1500. Siamo in Italia. Un soldato di ventura, un mercenario tedesco, danaroso, cerca di ottenere le grazie di una bella dama per soddisfare le proprie voglie, cantandole una canzone sotto la finestra. Non parla bene: il suo italiano ha un accento molto marcato e grottesco. Ciò non gli impedisce di avventurasi in “doppi sensi” che alludono all’accoppiamento e alla sua capacità amatoria.
    Autore di questa “Canzone Villanesca” è il fiammingo Orlando di Lasso, considerato il maggiore compositore del XVI secolo.
    Matona mia Cara”.

    Transportons-nous à la fin du seizième siècle. Nous sommes en Italie. Un soldat aventurier, un mercenaire allemand, très riche, cherche à obtenir les faveurs d’une Belle, en allant chanter sous ses fenêtres. Mais il ne prononce pas bien les mots ; son italien a des accents grotesques. Ce, qui ne l’empêche pas de s’aventurer dans les “double-sens” qui font allusion à ses capacités d’amant et aux ébats désirés… L’auteur de ce chant populaire est le flamand Orlando di Lasso, considéré comme le compositeur majeur du seizième siècle. Voici « Ma chère “matame”

    13) LA CONTRÀ DELL’ACQUA CIARA

    La sera, in montagna arriva presto. E i montanari, quelli veri, quelli di una volta, si raccolgono attorno al focolare a fare “FILO’ “, a scaldarsi in una stalla e a raccontarsi storie fantastiche. Ma quanti sono i veri montanari rimasti? Quanti sono gli alpeggi, quanti i pascoli, quanti i boschi curati? La gente va via dalle montagne e difficilmente ritorna. Le contrade restano, senza le risate dei bambini, vecchie case vuote; prati inselvatichiti che non vengono più falciati. Solo una fontana, con un rivolo che esce e che nessuno più raccoglie, è lì a testimonianza di ciò che fu.  

    Le bourg de l’eau claire: Le soir, à la montagne, tombe vite. Et les montagnards, les vrais montagnards, ceux d’autrefois, se retrouvent autour du feu pour faire « filò », pour se réchauffer dans une étable, et pour se raconter des histoires merveilleuses. Mais combien de vrais montagnards restent-ils ? Où sont les alpages, les prés, les bois entretenus ? Les gens partent des montagnes, et reviennent rarement. Les bourgs demeurent, sans les rires des enfants, vielles maisons vides ; prairies redevenues sauvages de ne plus voir la faux. Seule une fontaine, de son petit filet d’eau qui surgit, que plus personne désormais ne recueille, témoigne encore ce qui fut…

    14) LA ROVERELLA

    Vi proponiamo il secondo dei brani inediti del Maestro De Marzi: la roverella. Anche questo brano è ambientato in un bosco ai piedi delle montagne; ci racconta della storia d’amore fra una roverella ed il grande faggio bruno. Amore che si rivelerà tuttavia impossibile: il faggio infatti ha il cuore lontano.

    Nous vous proposons maintenant le deuxième morceau des inédits du Maestro de Marzi: « La » Jeune Rouvre (c’est féminin en italien !). Là encore l’action se déroule dans un bois au pied de la montagne; c’est une histoire d’amour entre une jeune rouvre et le grand hêtre brun. Amour qui se révèlera toutefois impossible : le hêtre regarde ailleurs…

    15) NON APRITE QUELLA PORTA!

    Sono finiti i tempi in cui si tenevano senza paura le chiavi infilate nell’uscio di casa. Oggi perfino le bollette del gas ci ammoniscono a non aprire la porta agli sconosciuti per non correre il rischio di essere truffati.
    Se torniamo indietro alla nostra infanzia, chi meglio del lupo impersona questa minaccia? Nell’immaginario dei più piccoli, infatti, le “zampe nere” e il “vocione grosso” del lupo provocano grande inquietudine.
    Il brano che vi proponiamo suona come un’ammonizione a guardarsi dagli sconosciuti, prendendo a prestito proprio la figura del lupo. Ma il gioco elaborato di voci rende questo ammonimento divertente e grottesco.
    Di Alessandro Baggiani: non aprite quella porta

    Ils sont bien finis les temps où l’on pouvait laisser la clé sur la porte ! Aujourd’hui, même sur les factures de gaz on nous dit d’être attentifs à ne pas ouvrir la porte aux inconnus ! Si nous retournons au temps de notre enfance, qui, mieux que le loup, peut personnifier cette menace ? Dans l’imaginaire des petits, les “pattes noires” et la “grosse voix” du loup provoquent de grandes peurs. Le  chant que nous vous proposons fait résonner l’avertissement à se méfier des inconnus, et le loup en est la personnification. Le jeu des voix élaborées rend cet avertissement amusant et grotesque. D’Alessandre Baggiani : N’ouvrez pas cette porte !

    16) A LA CLAIRE FONTAINE

    Facciamo un piccolo omaggio alla Francia che ci ospita, ora.
    Il brano seguente fu reso famoso dai Canadesi francofoni del Quebec, come canto di indipendenza e di rivolta contro l’egemonia inglese, nel 1837. Da allora, anche in Francia si canta così come la conosciamo. Bisogna dire però che la fontana, le foglie, l’usignolo e le pene d’amore fanno parte del quadro tradizionale delle cosiddette ‘chansons de toile’; sono cioè la struttura portante di quelle canzoni popolari, che filande e tessitrici cantavano lavorando, già dal XII secolo.
    Nella delicatissima armonizzazione di Lamberto Pietropoli, ascoltate: A la Claire Fontane.

    Un petit hommage à la France qui nous accueille, maintenant. Le morceau qui suit, fut rendu célèbre par les canadiens francophones du Québec, en tant que chant d’indépendance et de révolte contre l’hégémonie anglaise en 1837. Depuis lors, elle est chantée de la même façon en France aussi. Il faut dire toutefois que la fontaine, les feuilles, le rossignol et les peines d’amour font partie de ce que l’on a appelé les “chansons de toile”, ils sont ainsi le canevas des chants populaires que les fileuses et les tisserands chantaient en travaillant, déjà au douzième siècle. Dans l’harmonisation si délicate de Lamberto Pietropoli, voici donc « A la claire fontaine ».

    17) ALLA FIERA DI MASTR’ANDRÈ

    Dal mondo napoletano arriva questa divertente canzone. All’inizio sembra una filastrocca per bambini, addirittura con l’imitazione degli strumenti musicali. In realtà è una dolce canzone d’amore, nella quale lo strumento più bello è il cuore stesso dell’innamorato che batte all’impazzata per lei, la donna amata
    Gli strumenti musicali servono a comporre la serenata, sperando di fare breccia nel cuore di lei.
    Nell’armonizzazione di Gianni MALATESTA: Alla fiera di mastr’Andrè

    C’est de l’univers napolitain qu’arrive cette chanson amusante. Au début, elle ressemble à une comptine pour enfants ; on y trouve même une imitation des instruments de musique. En réalité, il s’agit d’une douce chanson d’amour, dans laquelle l’instrument le plus beau est le propre coeur de l’amoureux, qui bat à la folie pour Elle, la femme aimée. Les instruments de musique serviront ainsi à composer la sérénade, qui, il l’espère, trouvera le chemin du coeur de la belle…
    Dans une harmonisation de Gianni Malatesta : A la foire de Mastr’André.

    18) HONEY PIE

    Crediamo che i Beatles non abbiano bisogno di presentazioni, vero?
    Ecco una versione …speciale di “Honey Pie”, nella armonizzazione di ……..

    D’après nous, les Beatles n’ont pas besoin de présentation. N’est-ce pas?
    Voici une version… spéciale, de Honey pie, dans une harmonisation de Paul Hart.

    20) WERE YOU THERE

    Eri là quando hanno crocifisso il mio Signore?
    Eri là quando lo hanno staccato dalla croce?
    Eri là quando lo hanno nascosto sotto la terra?
    Tante volte abbiamo davvero motivo di tremare e tremare, e tremare ancora.
    Nell’armonizzazione di Lamberto PIETROPOLI: Were you there

    Est-ce que tu étais là ? Est-ce que tu étais là, quand ils ont crucifié mon seigneur Jésus ? Est-ce que tu étais là, quand ils l’ont détaché de la croix? Est-ce que tu étais là, quand ils l’ont caché sous terre ? Nous avons si souvent des raisons de trembler ; et de trembler ; et de trembler encore… Dans une harmonisation de Lamberto Pietropoli: Est-ce que tu étais là

    21) DOWN TO THE RIVER TO PRAY

    La melodia del brano che eseguiremo tra poco deriva direttamente da un canto di una piccola tribù di indiani americani, gli Hupa. Nel 1850, quando furono scoperti, vivevano in una remota valle della California del Nord, oggi ai confini con l’Oregon. Il dialetto originale, gutturale e duro, era difficile da interpretare. Le parole che utilizziamo noi “visi pallidi”, oggi, risentono della nostra cultura. Immutata nel tempo è invece l’intensità della melodia, tipica, quasi sospesa, e quella dei cori in risposta che, oggi come allora, creano forti suggestioni.  Down to the river to pray.

    La mélodie du morceau qui va suivre, provient directement d’un chant d’une petite tribu d’indiens d’Amérique du NOrd, les Hupa. Quand leur tribu fut découverte, en 1850, ils vivaient dans une vallée reculée de Californie du Nord, aujourd’hui les confins de l’Oregon. Le dialecte originel, guttural et dur, était difficile à chanter. Les paroles que nous autres, visages pâles, utilison aujourd’hui ont pris l’empreinte de notre culture. Ce, qui est resté toutefois à travers le temps, c’est l’intensité de la mélodie, presque suspendue, typique de la culture de ces indiens, et l’intensité des réponses, qui, tout autant aujourd’hui qu’autrefois, sont très suggestives. Down to the river to pray.

     

    22) NINA NANA DE SAN GAETAN

    San Gaetano è un santo che ha grande  popolarità nel Bellunese, come protettore del sonno dei bambini. Ha un piccolo santuario a mezza montagna, raggiungibile per una vecchia strada sterrata. Sinarra che un tempo i figlioletti più irrequieti vi venissero accompagnati dalle madri, per avere la grazia del sonno nottturno, il che accadeva spesso, specie se la lunga passeggiata era da fatta … a piedi!
    La vocazione del Santo è ricordata anche in una ninna-nanna-filastrocca bellunese che vi proponiamo nella armonizzazione di Lamberto Pietropoli.

    Saint Gaetan est un saint très populaire dans la province de Belluno,  Protecteur du sommeil des enfants. Un petit sanctuaire lui est dédié en pleine montagne, accessible uniquement par un vieux chemin de terre. On raconte qu’ autrefois les mères y menaient leurs enfants les plus agités afin d’obtenir la grâce du sommeil nocturne, voeu souvent exaucé, surtout si le long chemin qui menait au sanctuaire était fait…. à pieds ! La vocation de ce saint est aussi rappelée dans une Berceuse de la province de Belluno, que nous vous proposons maintenant dans une harmonisation de Lamberto Pietropoli.

    UN MINUTO PER I RINGRAZIAMENTI.

    Une minute pour les remerciements, maintenant…

    Nous sommes très honorés d’avoir participé à cette manifestation. Nous remercions l’organisation d’Ecb ; le président Monsieur Gérard Humbert, Madame – Yvette (la trésorière), Madame Chantal Marinez, tous les collaborateurs, et ceux, qui ont rendu possible cet événement à quelque titre que ce soit.
    Nous remercions le Conseil Général de l’Ain, la  Municipalité de Bourg en Bresse, et tous les …”Mécènes”.

    Nous saluons chaleureusement les autres choeurs, avec lesquels nous avons partagé de très beaux moments, très conviviaux, entre les concerts ; et puis merci à vous, le public, qui nous avez soutenu par vos chaleureux applaudissements.

    Laissez-nous aussi adresser un remerciement spécial à Valeria De Seta, notre « Vocal Trainer », et à Pascale Maddalon qui, quant à elle, s’est occupé de ….. notre Français. Si vous avez entendu des erreurs, de chant ou de langue française, c’était de notre faute, bien-sure, pas de la leur. Merci.

    23) TRITTICO ROMANO

    Spero  non vogliate offendervi se consideriamo la nostra città, Roma, come la più bella città del mondo. Sicuramente alla pari con Bourg-en-Bresse…..! Questa sera vogliamo farvene respirare il profumo, attraverso un medley di alcune canzoni romane. Siamo certi che alcune le conosciate anche voi! Trittico romano!

    Et voilà, notre dernier morceau. Vous ne vous offenserez pas si nous considérons notre ville, Rome, comme la plus belle ville du monde. Ce soir, nous voulons vous en faire respirer le parfum, à travers un medley de quelques chansons romaines. Dans une harmonisation de Lamberto Pietropoli : Triptyque romain!

  • Bepi de Marzi

    Chi ha cantato la montagna lo conosce, come chi sa di letteratura conosce Dante.
    Chi ne ha ascoltato la musica ha provato, almeno una volta, un brivido.

    Noi abbiamo cantato la montagna, tanto tempo fa. Eravamo ragazzi. L’abbiamo cantata con Lamberto Pietropoli. E con lui abbiamo cantato anche i brani di Bepi De Marzi.
    BDM

    Abbiamo avuto l’onore di cantare piano, e da soli, “Signore delle Cime”, per un amico che ci ha lasciato. Una preghiera speciale. Il meraviglioso e struggente augurio che l’amico continui ad andare ‘per le montagne del Signore’.

    Abbiamo danzato sulle allegre note di Bala Marieta Bala, “… che quando bala tutti i beli balano…”, e proposto la nostra serenata a “Licabella”, giovani appassionati e innamorati.

    Abbiamo cantato che “l’Acqua x’è morta”, con l’emozione che solo la grande musica accende, quando descrive la tragedia delle cose più semplici che ci muoiono attorno, in poche sapienti note.

    Questa la grandezza del “Maestro Bepi”. Trame apparentemente essenziali; cose di vita quotidiana; avvenimenti comuni, vicende familiari. Tinte dalla passione che solo la musica più alta sa disegnare.

    Oggi, a cinquant’anni, continuiamo a cantarlo in ampia scelta. Per scelta.

     
    Bepi de Marzi scrive per coro a 4 voci. Quattro sezioni di coro, popolate di tanta gente che canta la sua musica come lui l’ha pensata e scritta.

    Noi siamo in sei. Sei voci sole. Abbiamo fatto una scommessa con noi stessi: rileggere le sue interpretazioni a modo nostro, ma senza tradirne lo spirito, o il senso.

    Glielo abbiamo detto, e … dalle sue mani abbiamo ricevuto tre brani, freschi di penna. Li sentiamo nostri in un modo particolare. Li eseguiremo immaginando di camminare nei suoi boschi; sbirciando la natura con i suoi stessi occhi per catturarne il mistero. Per leggere ciò che vi è scritto come fa lui, indiscusso Maestro.

  • La roverella

    Vi proponiamo il secondo dei tre brani del Maestro De Marzi: la roverella.

    Anche questo brano è ambientato in un bosco ai piedi delle montagne; ci racconta della storia d’amore fra una roverella ed il grande faggio bruno. Amore che si rivelerà tuttavia impossibile: il faggio infatti ha il cuore lontano.

    La delicatezza delle armonie unita alla complessa articolazione degli intrecci melodici rendono il brano particolarmente evocativo, capace di descrivere con grande fantasia i turbamenti amorosi nella tranquilla vita di un bosco.

  • Betulle

    Abbiamo chiesto al Maestro Bepi De Marzi se potesse regalarci un brano nuovo. Mai ascoltato. Lui ce ne ha donati tre, composti proprio quest’estate. Sensibile come è alla bellezza incomparabile della natura, ci ha inviato tre canzoni sugli alberi, tutte ispirate dalle parole dello scrittore Mario Rigoni Stern. Il prossimo brano, che eseguiamo oggi in anteprima assoluta, è dedicato alle betulle, alberi che accomunano le nostre montagne alle steppe gelide della Russia.

  • You Are The New Day

    Ogni anno, noi eleggiamo un brano portafortuna, che eseguiamo in ogni nostro concerto. Per il 2011, abbiamo scelto una canzone del penultimo CD dei King’s Singers: You are the new day, Tu sei il nuovo giorno. Un canto d’amore, d’entusiasmo e di speranza. Per noi è stato l’apripista di una nuova stagione di divertimento musicale. Voi, questa sera, dedicatelo a qualcuno che amate, e con cui progettate … futuro