Categoria: Presentazioni

  • Matona mia Cara

    Ci trasferiamo con la fantasia alla fine del 1500. Siamo in Italia. Un soldato di ventura, un mercenario tedesco, danaroso, cerca di ottenere le grazie di una bella dama per soddisfare le proprie voglie, cantandole una canzone sotto la finestra. Non parla bene: il suo italiano ha un accento molto marcato e grottesco. Ciò non gli impedisce di avventurasi in “doppi sensi” che alludono all’accoppiamento e alla sua capacità amatoria.

    Autore di questa “Canzone Villanesca” è il belga Orlando di Lasso, considerato il maggiore compositore del XVI secolo.

    “Matona mia Cara”.

  • Fratello sole Sorella luna

    La splendida colonna sonora del film di Zeffirelli sulla vita di San Francesco, (già interpretata da Claudio Baglioni), è stata rielaborata da moltissimi autori. Noi ve la facciamo ascoltare nella versione di Lamberto PIETROPOLI, per coro a voci pari.

    Di BENJAMIN-ORTOLANI, nella trascrizione di PIETROPOLI: Fratello Sole, Sorella Luna

  • La contrà dell’acqua ciara

    La contrà dell’acqua ciara.

    La sera, in montagna arriva presto. E i montanari, quelli veri, quelli di una volta, si raccolgono attorno al focolare a fare FILO’, a scaldarsi in una stalla e a raccontarsi storie fantastiche.

    Ma quanti sono i veri montanari rimasti? Quanti sono gli alpeggi, quanti i pascoli, quanti i boschi curati? La gente va via dalle montagne e difficilmente ritorna.

    Le contrade restano, senza le risate dei bambini, vecchie case vuote; prati inselvatichiti che non vengono più falciati.

    Solo una fontana, con un rivolo che esce e che nessuno più raccoglie, è lì a testimonianza di ciò che fu.

  • La sacra spina

    La fede, speranza di molte persone, si nutre anche di piccole cose, come la spina che ha offeso il capo di Gesù. Una spina senza rosa, portata dalla lontana Gerusalemme alla devozione popolare: una freccia, capace di indicarci la direzione verso cui guardare: il cielo.

    Di Bepi DE MARZI: La sacra spina

  • Down to the river to pray

    La melodia del brano che eseguiremo tra poco deriva direttamente da un canto di una piccola tribù di indiani americani, gli Hupa. Nel 1850, quando furono scoperti, vivevano in una remota valle della California del Nord, oggi ai confini con l’Oregon. Il dialetto originale, gutturale e duro, era difficile da interpretare. Le parole che utilizziamo noi “visi pallidi”, oggi, risentono della nostra cultura.

    Immutata nel tempo è invece l’intensità della melodia, tipica, quasi sospesa, e dei cori in risposta che, oggi come allora, creano forti suggestioni.

    Down to the river to pray.

  • Alla fiera di mastr’Andrè

    Dal mondo napoletano arriva questa divertente canzone. All’inizio sembra una filastrocca per bambini, addirittura con l’imitazione degli strumenti musicali. In realtà è una dolce canzone d’amore, nella quale lo strumento più bello è il cuore che batte all’impazzata di amore per lei, la donna amata. Gli strumenti musicali servono a comporre la serenata, sperando di fare breccia nel cuore di lei.

    Nell’armonizzazione di Gianni MALATESTA: Alla fiera di mastr’Andrè