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Categoria: Varie
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I nostri amici
Cantando, abbiamo incontrato e incontreremo tanti cori o gruppi vocali. Qualcuno passa, qualcun’altro resta nel cuore. Vi presentiamo brevemente una lista di amici musicali simpatici e bravi:
Le nostre origini canore, negli anni ottanta, affondano nel coro ANA Roma. Ci cantavamo ai tempi di Lamberto Pietropoli, e non possiamo quindi iniziare la nostra lista se non con lui.
Abbiamo conosciuto i Bleu comme la Lune in occasione del festival EuroCantusBourg, in Francia, nel settembre 2011. Un colpo di fulmine! Li abbiamo ospitati a Roma, abbiamo cantato con loro in due concerti, uno a S. Prassede e uno a S.Elena, ma soprattutto abbiamo trascorso un indimenticabile fine settimana di grande amicizia.Ci hanno selezionato per un workshop con Philip Lawson, senza che ci conoscessimo. I Vivae Vocis Concentus, un gruppo di ragazzi meravigliosi di Perugia, con una gran voglia di cantare e di trasmettere la loro musica.
Durante lo stesso workshop abbiamo conosciuto ed apprezzato anche i Voceversa di Biella e il Coro Thomas Tallis di Noale.
Tutti insieme abbiamo trascorso un finesettimana entusiasmante, sia a livello musicale, che, soprattutto, umano.
Anche dalla Vlle d’Aosta abbiamo acquisito nuove amiche, il coro Viva Voce di Donnas, con il maestro Edy!!
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10.000 !!!
Superate le 10.000 visite!!!!
Il video di Were you there, pubblicato dall’amico Sergio, ha totalizzato più di 10.000 contatti.
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Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato, un po’ da tutto il mondo.
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Lucia, la domatrice di streghe
Quando Stefano mi disse che gli sarebbe piaciuto includere nel nostro repertorio un brano del Quartetto Cetra, la prima cosa che pensai fu: perchè non ci abbiamo pensato prima? Mi stupì ancor di più il titolo: Sette piccole streghe. Non lo conoscevo.Mia nonna mi cantava da bambino dei “tortelli di Crapa Pelada” e io ridevo all’idea che li tenesse tutti per sé, rinunciando alla frittata dei fratelli. E poi gli animali della vecchia fattoria che immaginavo rincorrersi nella loro improbabile aia densa di suoni ritmati e ben coordinati. Noi, i nostri padri e forse i nostri nonni abbiamo goduto della musica unica del Quartetto. L’avremmo riconosciuta ovunque.
Improvvisamente sentii che nel nostro repertorio non poteva mancare almeno un brano di uno dei gruppo storici della nostra musica. Ma perchè proprio le sette piccole streghe?
Ti ascoltai, con attenzione, Lucia, mentre cantavi delle sette note che di notte non ti facevano riposare. Tata, Vigilio e Felice ti costruivano attorno una deliziosa orchestrina jazz. Un tema leggero, come spesso facevate, reso unica dalla consueta esecuzione sopraffina. C’erano infiniti spunti per una interpretazione. Quello era il nostro brano!
Una volta messo su, pensammo di contattarti: eri la sola in vita della mitica formazione; senza successo, ahimè. Troppi filtri burocratici! Ti avremmo voluto chiedere se ti piaceva la nostra interpretazione, armonizzata da David Ravignani (Entropie Armoniche); se, in qualche modo, vi ritrovassi lo spirito della tua interpretazione. Se ci fosse abbastanza swing. Se le nostre pause, diverse dalle tue, ti piacessero. Noi la cantiamo con quattro voci maschili: chissà cosa ne avresti pensato. La cantiamo a cappella, e con la voce imitiamo i ruoli degli strumenti musicali che ti accompagnavano…Il brano non è uno dei più noti; forse per questo ci è piaciuto. Abbiamo giocato con il pubblico, come facevate voi. Un contagio naturale, spontaneo. Voi eravate così. La musicalità la avevate dentro.
Abbiamo appena saputo, Lucia, che non ascolterai le nostre voci, la nostra interpretazione, forse unica, di un piccolo brano quasi sconosciuto che hai interpretato cinquant’anni fa. Lo porteremo in giro, però, come se lo avessi fatto, vantandoci in silenzio di aver avuto da te una approvazione materna, un buffetto di incoraggiamento. Affinché il Quartetto non sia dimenticato, pur nelle pieghe meno note del suo immenso repertorio. E nel vostro inimitabile swing.
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Bepi de Marzi
Chi ha cantato la montagna lo conosce, come chi sa di letteratura conosce Dante.
Chi ne ha ascoltato la musica ha provato, almeno una volta, un brivido.Noi abbiamo cantato la montagna, tanto tempo fa. Eravamo ragazzi. L’abbiamo cantata con Lamberto Pietropoli. E con lui abbiamo cantato anche i brani di Bepi De Marzi.

Abbiamo avuto l’onore di cantare piano, e da soli, “Signore delle Cime”, per un amico che ci ha lasciato. Una preghiera speciale. Il meraviglioso e struggente augurio che l’amico continui ad andare ‘per le montagne del Signore’.
Abbiamo danzato sulle allegre note di Bala Marieta Bala, “… che quando bala tutti i beli balano…”, e proposto la nostra serenata a “Licabella”, giovani appassionati e innamorati.
Abbiamo cantato che “l’Acqua x’è morta”, con l’emozione che solo la grande musica accende, quando descrive la tragedia delle cose più semplici che ci muoiono attorno, in poche sapienti note.
Questa la grandezza del “Maestro Bepi”. Trame apparentemente essenziali; cose di vita quotidiana; avvenimenti comuni, vicende familiari. Tinte dalla passione che solo la musica più alta sa disegnare.
Oggi, a cinquant’anni, continuiamo a cantarlo in ampia scelta. Per scelta.
Bepi de Marzi scrive per coro a 4 voci. Quattro sezioni di coro, popolate di tanta gente che canta la sua musica come lui l’ha pensata e scritta.Noi siamo in sei. Sei voci sole. Abbiamo fatto una scommessa con noi stessi: rileggere le sue interpretazioni a modo nostro, ma senza tradirne lo spirito, o il senso.
Glielo abbiamo detto, e … dalle sue mani abbiamo ricevuto tre brani, freschi di penna. Li sentiamo nostri in un modo particolare. Li eseguiremo immaginando di camminare nei suoi boschi; sbirciando la natura con i suoi stessi occhi per catturarne il mistero. Per leggere ciò che vi è scritto come fa lui, indiscusso Maestro.
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Un breve profilo dei Dodecafonici
Eravamo ragazzi quando iniziammo a cantare in un coro. In un coro con oltre cinquanta persone e un direttore. Per molti di noi la formazione musicale iniziò proprio lì.
In quella nostra prima esperienza insieme avevamo un direttore vero: Lamberto Pietropoli, un pezzo della storia musicale italiana. Chiunque abbia avuto un tale privilegio lo porta attaccato addosso. Per tutta la vita.Fin dall’inizio, però, la sensazione di anonimato del cantare in una sezione corposa in un coro ancor più corposo ci portò a fondare al suo interno un coro Junior, composto dai sei o sette giovanissimi, che azzardava brani più spericolati e adatti a degli adolescenti che crescevano con quel “privilegio” attaccato addosso.
Come spesso accade, poi, la vita poi ci portò lontani gli uni dagli altri, il lavoro, i matrimoni: insomma stavamo crescendo.
Fu nel 2007 che Stefano, con una telefonata del tutto inattesa, ci ricordò che quella parte di noi non era morta, ma solo in letargo. Le nostre vite si erano oramai assestate e si poteva ricominciare, come se mai ci fossimo fermati. Il coro Junior poteva riprendere il cammino da dove lo aveva lasciato.
Ci volle qualche anno per capire quale fosse l’assetto che cercavamo. Partimmo per essere in dodici, e da qui il nome “i Dodecafonici”. Ma in dodici non cantammo mai. Forse in undici, una volta. E poi la storia del direttore. A chi avremmo voluto delegare le redini della nostra musica limitando quindi di fatto il nostro contributo individuale? All’inizio dirigevamo un po’ tutti, a rotazione. Era divertente, ma non risolutivo. Poi l’idea di ridurre l’organico a sei abolendo il direttore cominciò a farsi largo. Detto fatto. Ora siamo in sei (del gruppo iniziale restano i due Stefani, Marco e Bruno; Riccardo e Francesco si sono uniti a noi successivamente) e cantiamo senza un direttore. In sei non si può sbagliare, ognuno canta la sua parte, da solo. Non da solista, o almeno non sempre. Da solo: non ci si può distrarre perché non si ha un vicino cui appoggiarsi; non si può prendere fiato dove si vuole, contando sull’aiuto della propria sezione.
L’altra sfida è cantare senza direttore: bisogna imparare a respirare tutti insieme, ad avvertire cosa fanno gli altri sviluppando istinti meravigliosi, maturando una grande fiducia reciproca; bisogna capire come il proprio ruolo si snoda fra le note, dove forte, dove piano, in un gioco di squadra naturale.

Cantare in sei è emozionante, è adrenalinico.
Ma cosa canta un gruppo di sei insospettabili cinquantenni, soprattutto senza un direttore che sceglie per loro? Quello che vuole, spaziando nell’immenso patrimonio musicale. Si discute, si propone, si prova. Ci sono brani che “entrano” subito e altri che proprio non fanno per noi. Forse sono i brani che cercano noi; e se ci trovano allora il gioco è fatto. Cantiamo i Muppet come Di Lasso; cantiamo le canzoni della nostra Roma come Rossini; il Quartetto Cetra e il trio Lescano; Baglioni e Billy Joel; musica popolare da tutto il mondo e verso la fine dell’anno brani natalizi.
Ci piace cantare: non lo facciamo per professione, ma ci impegniamo come se così fosse. Ci piace condividere questo nostro piacere con un pubblico che ci dimostra sempre tanto affetto e calore e con altri cori con cui spesso amiamo condividere le gioie di un palco. Lo facciamo a Roma, in Italia, e qualche volta anche all’estero. E’ un mondo in cui si conoscono tante belle persone.
Alla ricerca continua di spunti per migliorare, nel Maggio del 2012 abbiamo partecipato ad una masterclass con Philip Lawson, il baritono dei King’s Singers, e sempre con Lawson, nel Settebre del 2016 abbiamo organizzato un finesettimana di workshop presso la nostra sede romana.
Da qualche anno collaboriamo con Claudia Favaro, grande amica e curatrice di molte delle armonizzazioni che propongono durante le esibizioni.
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Valeria
Quanti ensemble vocali possono dire di avere avuto un ‘Vocal trainer’? Noi possiamo!

Avevamo deciso che ci sarebbe stato utile un insegnante che, dopo tanti anni da autodidatti ci potesse dare una raddrizzata, imponendoci almeno le basi essenziali del canto. Se non avessimo incontrato “proprio” lei, oggi avremmo avuto “solo” un insegnante di canto, invece della nostra Valèria.
Valéria si è presa a cuore i nostri diaframmi, le nostre laringi, le corde vocali, i denti …. ‘Canta più verticale …. Fissa un punto sul muro …. E chiudi ‘ste vocali ….. il suono non deve restare dentro la bocca …. , ora proviamo a occhi chiusi…., dai un altro quartetto…..‘
Dall’altro lato, però, si era anche affezionata alla sfida. Ha puntato sul nostro entusiasmo, sull’impegno e sul potenziale che probabilmente ha intravisto. E’ entrata con noi nei brani, ha partecipato con vivacità ‘carioca’ alle interpretazioni, aggiungendo colore dove serviva, sempre però rispettosa dell’impostazione un po’ anomala del nostro gruppo.
Alla nostra ginnastica vocale si è aggiunto un enorme contributo estetico, di ascolto critico e di indicazioni preziose. Il lavoro continuo l’ha resa proprio una di noi, una sorta di ‘mister’ che dalla panchina coordinava con semplici sguardi l’esecuzione delle frasi. Un suo sorriso era una gratificazione per le nostre ugole.
Poi, come purtroppo spesso accade, gli impegni “veri” della vita lentamente separano le persone.
Grazie, Valèria, davvero da tutti noi Dodecafonici per i begli anni trascorsi assieme.
Valéria De Seta, soprano, si è diplomata in canto presso il conservatorio di Benevento sotto la guida di Anne English-Santucci. Si è inoltre laureata in Arti Sceniche (Bacharel em Artes Cênicas) presso l’Università di Campinas (Brasile). Nel 1987 esordisce come attrice e cantante, partecipando a diversi spettacoli presso i teatri brasiliani di Campinas, San Paolo, Porto Alegre, Belo Horizonte, e in Italia presso il Teatro Euclide di Roma.
Ha cantato con il coro e orchestra dell’Orchestra Sinfonica di San Paolo quale solista. Vincitrice di una borsa di studio di perfezionamento in canto, nel 1994 si stabilisce in Italia dove sta svolgendo un’intensa attività come cantante con un vasto repertorio operistico e di musica da camera, presentandosi quale solista con l’Orchestra “Roma Symphonia” e il coro “Benedetto Marcello”.
Ha insegnato tecnica vocale presso le scuole “L’Esacordo” e “Sipario Musica”. Attualmente è responsabile della Scuola di musica “Sant’Elena”, dove insegna tecnica vocale e canto moderno . Inoltre cura un laboratorio musicale di canto moderno presso il Liceo Scientifico “Amaldi”, ed è responsabile presso il VI Municipio di Roma dei corsi di aggiornamento in tecnica vocale e di propedeutica musicale per l’infanzia.
Dal 2009 è il vocal trainer del gruppo polifonico vocale maschile “Dodecafonici”.
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Lamberto Pietropoli
Lamberto? Difficile parlarne senza essere retorici, per noi che siamo stati i suoi ragazzi. Avere cantato guidati dalle sue mani, un privilegio. Quanto essere stati vittime delle sue incessanti interrogazioni; o usati per assaporare accordi, sequenze, vibrazioni, armonie… Il suo sguardo sul palco ti scavava, tirando fuori la musica. Magnetico, implacabile, fiero; a volte folle, oppure misterioso.Lamberto non si può raccontare. Chi lo ha vissuto lo porta dentro. Chi non ha avuto questa fortuna lo può cantare, immaginando la sua incostanza e la sua forza.
Un grande musicista.
Noi ricordiamo i suoi entusiasmi repentini, sguardi di gioia che non volevano parole; o gli urli, gli scatti improvvisi e… gli apprezzamenti sul padreterno, che in fondo ringraziava, per quella dote così preziosa che sapeva di avere. Respirava la musica; era parte di lui.
Quando ne raccontava a noi giovani curiosi, prima e dopo le prove, o in pullman durante le trasferte, sembrava che parlasse di una sua creatura; di qualcosa che era capace di modellare a suo gusto. Pareva sempre che vi leggesse disegni invisibili, con un’immediatezza che gli invidiavamo; o che per lui, unico a sentirla veramente, fosse già tutta scritta, chiara, evidente. Lamberto ci ha preso per i capelli, ‘ché di barba ne avevamo ancora poca, e ce ne ha insegnata un po’.
In mezzo a tanti “vecchi” del coro ci cercava, seminando nella nostra immaginazione: erano per noi le vocine dissonanti che perfezionavano le sue creazioni; i piccoli inserti meravigliosi, le armonie squisite. Erano per noi quei rapidi cenni di conferma; quelle occhiate di gioia; i fulminei sorrisi esultanti, quasi a ringraziarci di sapere eseguire quella sesta, o quella nona, a lui così care, senza turbare l’equilibrio massiccio del coro.
Lamberto è con noi, nella musica che ci ha lasciato. Nella delicatezza che cantiamo, inseguendo e mischiando sette note.





